lunedì 5 dicembre 2016

Come sono andate davvero le cose

Gli uomini e le donne non sono uguali.
Nessuna Giulietta sarebbe andata sotto un balcone, Rose col cazzo ha spostato il culone ciccioso, Decolliamo e Nuclearizziamo lo ha detto Hicks e, se David fosse stata una bambina, forse avrebbe avuto la sua seconda razione di zuppa rendendo un capolavoro della letteratura poco più di un raccontino da bar.

Gli uomini e le donne non sono uguali.

Ma, la di là delle cazzate, è una verità con la quale dovremmo fare i conti. E non me usciamo bene, cari cromosoma Yankee.
I fatti.

Entro in un bar, uno di quelli definibili American Bar da gente abituata agli apericena, ai brunch e che considera il farro il nuovo salmone. Volevano ricreare un pezzo di america degli anni '50 e, in parte, ci sono riusciti: un lungo bancone in legno che curva verso destra, sgabelli fissi con una seduta tonda in cuoio e cartelli pubblicitari dell'epoca. Una grossa vetrata alle spalle mostra più strada di quanto dovrebbe. Il problema nasce con i maxischermi messi davvero a cazzo di cane su due pareti, visualizzanti video anni '80.
Ma c'è lei.
Assurdo come guardandola tutto torni.
Entrando, mi ero perso a guardare due cretini in pigiama bianco mentre cinguettano di (non è vero, uno solo cinguetta, l'altro, repettianamente, si limita a suonare la chitarra e saltare come fosse la capitana delle cheerleaders che si trova una tetta strizzata dal quarterback del liceo), dicevo, mentre cinguetta di voler essere svegliato prima che l'altro se ne vada-vada. Quindi, non l'avevo vista. Meglio, la botta è arrivata tutta insieme, ha decisamente fatto più effetto così.
Poche volte ho avuto la netta sensazione del contrasto come ora.
Sono le cinque del pomeriggio e Marlene indossa un lungo vestito rosso. Con una mano sposta un'onda di capelli per permettere al lungo bicchiere di arrivare senza ostacoli alle labbra, rossissime anche quelle. Non capirò mai come faccia la gente a bere tutte quelle bollicine senza fare immediatamente dopo una faccia da Topo Gigio timido, io la faccio sempre, lei ne tira giù una abbondante sorsata senza nessuna conseguenza.
La luce si sta abbassando velocemente, inizio a fantasticare immaginando se fosse, se fosse buio, se il vestito del barista fosse bianco con una bustina in testa, se avesse vicino uno vestito come un giornalista a fine turno...
L'immagine è quella.
Al centro c'è lei.
Marlene in tutto e per tutto.
Mi accorgo solo ora di essere rimasto fermo un passo avanti all'ingresso con gli occhi praticamente incollati a quel buco nero d'attenzione, avanzo lentamente. Il mio caffè non ha più l'urgenza di qualche minuto fa.
Avanzo e la prospettiva cambia.
Gli ottoni del bancone sono consumati, sul piano stesso in legno iniziano a vedersi vecchie incisioni riportanti capacità non propriamente oratorie di una certa Alessia, un inspiegabile quanto onnipresente Pisa Merda e la notevole ignoranza di chi certi anni avrebbe dovuto passarli in galera, invece ha perso tempo a scrivere Alexander Supper-tramp was here con il rimando accapo a metà cognome sbagliato avendo mal calcolato dimensioni e distanze. Come anche il celebrato, del resto.
Sto prendendo tempo, è vero.
In realtà guardo lei e, avvicinandomi, si leggono le scritte che ha incise addosso, 
i fili tirati del vestito,
una dolorosa ricrescita trascurata, come anche le unghie delle mani, terminali di dita lunghe un tempo e ora ritratte in un fodero di pelle rimasto invece uguale,
i grumi di mascara,
l'espressione di chi ha visto mare a perdita d'occhio senza nessuna paura di non poter tornare indietro, circondata da tanto sfarzo da non aver nemmeno voglia di far ritorno.

Mi avvicino e Marlene diventa Milva.
L'aura del mito finisce e si scontra con un lunedì sera, la notte degli oscar si trasforma in Poggibonsi evacuata. 
Tutto torna zucca.
Ma se da quella nascono i fior, dalle zucche vengono fuori risotti che levati, la signora, tra i tanti sì pronunciati finora continua a tenere il punto soprattutto su uno: io sono io, fanculo quello che pensate, la mia dignità non la avrete mai.
Prendo posto a due sgabelli di distanza, prendo aria e, solo facendo ricorso a energie insospettabili, resisto alla tentazione di dire al barista "portane un'altro alla signora". Tutto il fascino della scena sarebbe vanificato dal mio dover sollevare una tazzina di caffè come cenno di saluto al posto del bicchierino di scotch che avrebbe avuto Mitchum, decido di lasciar stare. Mi limito a sorriderle quando incrocia il mio sguardo.
Mi fissa per un po', è chiaro mi stia studiando. 
Veniamo interrotti da un azzardato miscuglio tra una betoniera e uno di quei camion che raccolgono la differenziata.
Con voce roca e fiato da brunello, osa dire

"Sei una ladra."

La signora sgrana gli occhi, non è la sorpresa ma un accenno di rabbia quello che inizia a colorarle il viso, subito interrotto dalle successive parole di Boss Hogg.

"Hai rubato le perle ai porci e te le sei messe... in faccia al posto... degli occhi..."

La baldanza iniziale ha lasciato, nelle ultime parole, il posto ad una incredula consapevolezza di averla detta in maniera diversa rispetto a come l'aveva preparata mentalmente. Infatti non guarda più lei ma un punto indefinito collocato più o meno tra il soffitto e i lobi frontali del cervello, forse quelli dove tiene immagazzinate le figure di merda.

"Guarda, rimettiti seduto e chiudiamola qui, non sono ancora abbastanza brilla per trovarla una gaffe simpatica, trovo ancora più interessante la mia compagnia piuttosto che la disperazione."

Curtatone Montanaro riprende la via del tavolino riflettendo ancora su dove ha sbagliato, questo pensiero prende la totalità del suo essere, tanto da farlo quasi inciampare nei propri piedi nel tornare indietro.
Guardo ancora lei e cerco di indossare i panni di chi saprebbe cosa fare e cosa dire, di Humprey immediatamente prima di un decollo o di Clark sulla soglia di Tara. 
Ma non ci riesco.
Lei sa di essere osservata, non è empatia ma vera e propria lettura del pensiero quella che la fa girare verso di me alzando leggermente il bicchiere mentre fa leggermente spallucce, regalandomi un sorriso triste per cui vorrei avere la forza di combattere.
Posso solo farla sorridere apertamente quando la saluto toccandomi la tesa di un inesistente cappello ed esco. 
Sapendo che forse, quando il barista le dirà "il drink le è stato offerto", come ho detto di fare, il sorriso potrebbe essere anche dolce.

venerdì 8 maggio 2015

Per raggiungere negozio, ogni santo giorno, affronto le seguenti insidie:
1. Madre ipocondriaca, vera ed unica responsabile della nuova manovra finanziaria. Se mancano soldi alla sanità è per colpa sua, se non trovate posto da specialisti che vanno dall'ortopedico al kunderologo, beh, è perchè lei ha fatto prenotazioni fino a Natale.
2018.
Da quando ha la carta d'argento si controlla le transaminasi con la stessa frequenza con cui, una persona normale, pensa "avrò chiuso la macchina" dopo aver parcheggiato. 
Come apro la porta sbuca da dietro un albero, da sotto un sasso, si cala dal primo piano o materializza con un Bamf! con sempre la stessa domanda
"Tutto bene? Te posso fà qualcosa?"
Lo so, sono due domande ma tendo a sentire solo la prima, la seconda è, di solito, coperta dalla mia risposta, non riferibile.

2.
La mia macchina.
Dovrebbe essere tedesca ma, ormai, ha tanti di quei ricambi fasulli da chiamarsi Opèl, germanica come la pastiera insomma.
Ogni mattina capisco se partirà o meno dallo sguardo del gatto che ci dorme sotto. Se non si scansa dopo aver chiuso la portiera e acceso la radio, meglio prendere direttamente la bici.

3.
La strada.
Non devo farne molta ma, grazie alla lungimiranza delle amministrazioni comunali, in pochi chilometri becco cinque, non esagero, rotonde.
Di forma diversa.
Perchè, magari non avete comprato l'ultimo numero di Focus e non lo sapete ma l'asfalto ha una sua geografia, completamente o parzialmente diversa da quella che si studia a scuola.
Pensate alla strada che state percorrendo come ad un fiume ed alla rotonda come al mare in cui deve sfociare.
Niente di più facile che pensare ad un bel estuario tranquillo, no?
No.
Abbiamo le foci a delta.
Tu arrivi in prossimità e la strada si allarga. In ogni direzione.
Non sarebbe nemmeno un problema, insomma, uno lo sa, gira, smadonna e ne esce.

Il problema grosso sono gli immigrati.
Vengono e pensano di stare a casa loro, fare i loro porci comodi senza curarsi delle nostre leggi, usi, costumi ed usanze. Devono capire una volta per tutte che non possono fare i padroni dove e come vogliono, non mi interessa quanto sia difficile o problematica la vita nel loro paese o isoletta, sbarchi in Europa, arrivi in Italia, paese difficile quanto vuoi, è vero, ma nessuno ti ha costretto o chiesto di venire qui.

Sti cazzo de inglesi.
C'hai la regggina che nn crepa mai, ormai er culo de Pippa è bòno giusto pe fassene una de quelle nostalgiche, c'hai na supposta de vetro ar posto der colosseo, nun c'hai Totti e sei passato da Michael Caine a Cumberbatch
ma
cazzo
le rotonde se pìano DALL'ALTRA PARTE, MORTACCI TUA.

Io ho un Agila e vengo da impercosì.
Te c'hai una cazzo de BMW grossa come il Molise, qualora quest'ultimo esistesse.
Se, in un luogo dove sono sicuro di avere ragione e che ho sempre LA PRECEDENZA (roba che come imbocco una rotonda faccio sempre un paio di giri prima di uscire, scoattandomela con quelli che devono farmi passare), mi vedo arrivare in decisa rotta di collisione te, figlio di regina del Trono Di Spada, io mi vedo passare la vita davanti.

E rifare la maturità è stato davvero brutto. Non te lo perdono.
Non ci siamo presi.
Avere una macchina con gli ammortizzatori rubati da una Duna ha un suo perchè, come ho toccato il volante la macchina ha acquistato una sua consapevolezza ed iniziato a fare come cazzo le pareva girando come una trottola.
Evitando lo stronzo.
Prendo fiato ed inizio ad inanellare vaffanculi come dovessi prepararmi al prossimo ritorno di Mattia Destro nella capitale quando dal BMW scende uno stereotipo.
Una vecchia coi capelli cotonati ed un cazzo di vestito a fiori che dice

"I'm so sorry..."
"Milady, well loved dicks of your excuses, i am caching under myself, make me a favor: take your patent and use it for feeding a pork to introduce to prostitution"
Mi guarda.
"Porca puttana signò!" - allargo le braccia - "tocca spiegavve tutto, magari sei pure de Manchester"
"Liverpool" - dice rispondendo a, credo, uno stimolo pavloviano
"PEGGIO ME SENTO! Arisaling in the car before the rage climbing the neck and came at the head"
"What?"
"Go away from my dick" - alzo il ditino - "please"

Risale.
Risalgo.
Arrivo a negozio.
Inizia la giornata.


Leonix Italia, Reparto Opel Skynet, ore 9,31



Bella ciaciona.
Ogni movimento dei fianchi provoca perturbazioni nella forza, non solo turbamenti provocati dagli sguardi che muovono onde di marea. Un sorriso aperto e costante immediatamente sotto due occhi che urlano "Fritto è bono pure er tofu".
Jeans di marca, maglietta aperta che mostra un pendente Murrina poggiato morbido e decisamente stabile, filo di trucco.
Sui sessanta.

"Moro, me serve na lavatrice giusta"
"tendenzialmente, le preferisco a quelle sbagliate"
"Ce devo la và poca roba, non me ne dà una grande esagerata"
Un tipo dietro di noi ascolta e non trattiene una battuta sottovoce ed una risata.
Prima che possa intervenire io, lo fa lei.
Guarda me ma parla con lui, io lo so e lei lo sa.
"Quelle che paghi ti mentono per loro convenienza e le capisco, se vuoi, io ti dico la verità su di te gratis".
Sorride bello, ampio, di cuore e questo accentua 
Alza un dito per aggiungere qualcosa ma stavolta la precedo
"Sei uno stronzo" - dico sempre guardandoci.

La testa di cazzo si allontana bofonchiando. Noi siamo ancora occhi negli occhi con le dita sporche di marmellata a ridercela.
"Lei voleva dire "scioccone", lo so, ma sò regazzetto de paese, rustico, la prego di scusarmi".
"Che non si ripeta. Mai togliere l'ultima parola ad una signora, non è educato"
Mi da le spalle incamminandosi verso le lavatrici strette
"E non mi fissare il culo"
Mi fermo. Si gira.
"Non sai da quanto volevo dirlo".
Due dementi a ridere.


Leonix Italia, Reparto Love Love Love, ore 11,45


sabato 13 dicembre 2014

Da oggi e fino a metà gennaio 

("Longariniiii lei è un simpa di uno, vediamo come va questa collaborazioncina che abbiamo messo su, ne riparliamo anno new, understand?")

inizio una collaborazione con Yahoo!, in pratica, pubblicheranno dieci pezzi miei. Inediti.

("Non si allarghi, se ci fanno rimettere anche la cena, una bella zampata al culo e lei fila su Altavista")

Ne hanno messi su due, a questi link.
Se le cose andranno come spero, continuo anche dopo gennaio. 
Questo non va minimamente ad intaccare la pagina, inutile che speriate io chiuda bottega, ho seguito troppa gente che, come ha iniziato a sedersi al tavolo dei grandi, ha voltato le spalle a tutti ed è scomparsa, e tutte le volte ne pensavo tutto il male possibile.
Non ho la minima intenzione di farlo anche io, si chiama coerenza, caratteristica che spero di avere in abbondanza 
(rimanete vegetariani a dispetto di vostra madre che, per UN MESE di seguito cucina APPOSTA tutti i vostri piatti preferiti, se siete capaci poi mi dite.
Ha fatto davvero così.
le circostanze di come lo sia diventato sono decisamente troppo lunghe da raccontare, dico solo che, torno a casa e mio padre 
"Senti che te deve dì tu fijo. Mettete seduta che sarà na botta"

"Oddio, te sei messo pure te co Gianni?" - disse interrompendo per un attimo la cottura del pollo alla sugna 
"Che cacchio c'entra adesso Gianni?"
"Che ne so, ce se mettono tutti, pure er fijo de Nando er varacchinaro" - rispose posando una coscia d'orso
"No, non devo dire niente de Gianni"
"ODDIO! hai baciato tu cugina!" - mentre stufava gli ultimi due mammuth per la merenda
"Laura? Magari. No, il parentado non..."
"OSSIGNORE!" - tenendosi il petto - "NO!... NO!..."
"Mamma... calma, te prendo l'acqua"
"Che acqua e acqua, passami il sanguinaccio che sennò me impazzisce... mica me sarai... oddio nun je la faccio... me sei diventato LAZIALE?"
Mio padre si segna - "No, PEGGIO"

Mamma strabuzza gli occhi.
"Peggio? Oddio, COMUNISTA?"
"Peggio" - rispose l'ultimo Repubblicano in Italia dopo La Malfa. Padre.
"Egì, peggio c'è rimasto solo quello che ha sparato a John Lennon, e lui stava con me quando è successo"
"Tu fijo vò diventà vegetariano"
"E che me significherebbe, non conosco bene le usanze inuit"
"Non mangia più carne e pesce"

E mamma, per un mese, diavola tentatrice, mi cucinò quaglie al forno ripiene di salsicce, conigli alla cacciatora, polli nelle maniere più assurde. L'odore attirava più gente che le trattorie del paese.
Ma resistetti.
E lo faccio ancora.

E me sò pure scordato perchè ho iniziato sto discorso.

Comunque.

Saranno pezzi a tema, anche solo sfiorato, natalizio. 
Nel primo, riaffronto un tema a me caro, nel secondo, beh, una cosa che tocca a tutti.

So che non si dovrebbe e non l'ho mai fatto prima ma sento di dovervi ringraziare. 
Sentitevi ringraziati.
E leggetemi anche su Yahoo.

("Longariniiiiii, slego i caniiiiii")

Venite ADESSO su Yahoo.

Ah, mi sono ricordato che stavo a dì.
Non sparisco.
Giurin giuretta.

E domani vi racconto come è andato il colloquio nella loro sede.


https://it.lifestyle.yahoo.com/blog/natale/indovina-chi-viene-alla-cena-di-natale-152638778.html

https://it.lifestyle.yahoo.com/blog/natale/messa-di-natale--puoi-nasconderti-ma-non-scappare-132918683.html

mercoledì 19 novembre 2014

Telefono squilla.
La nevrosi mi piglia, di rispondere proprio non ne ho voglia.
(Benvenuti nel mio cervello, dove a "telefono squilla" ci sono contemporaneamente Vasco, Alberto Lupo, Franca Valeri ed un tizio vestito da SS che prende in mano un telefonone che si spintonano dicendo "a me, a me, tocca a me").

Mario Delle Consegne.
Ormai anche sul cellulare l'ho registrato così.
"Ciao Mario, dimmi"

"Paolo amico di Mario! Cuore in mio petto diventa grande come calda coperta ed avvolge tutto te per tenerti al caldo della mia amicizia"
"Mario, dai, c'ho gente"
"Tu no chiama più Mario a me, chiama Genio di tua lampada, io esaudisce tuoi desideri: vuoi grande casa? Mario chiama due amici che costruisce grattacielo in due giorni. Se tuo desiderio è tanti soldi, io conosce gente che..."
"Zitto che siamo al telefono, dimmi, che problema hai?"
"Io nessuno. Signore che portato frigorifero, invece ha tanti. Io non esperto ma direi che tutto parte da rapporto con madre. O pisello piccolo, io non sa"
"Mario!"
"Tranquillo, lui lontano. Io chiesto di andare a fare riposino e poi racconta sogni. No capita. Aspetta, io passa così lui spiega"

"Pronto?"
"Salve, sono Paolo di Leonix, mi dica"
"Io non ho sonno, perchè il suo collega mi chiede di andare a dormire?"
Oggesù.
"Lasci stare, mi esponga il problema"
Così.
Tranquillo e professionale, vai che che la porti a casa facile.
"Il frigorifero che mi hanno consegnato fa rumore"
"Che tipo di rumore, scusi?"

"TIPO DI MOTORE DI FRIGO IN FUNZIONE"

Sento Mario in sottofondo dire "Benzodiazepine o Roipnol, dottore zoppo di tv usa e lui pieno di soldi, dai retta a Mario, poi ti senti meglio"
"Scusi, ma in molte culture il rumore di una cosa in funzione è un buon segno, in questo caso, lo definirei normale"
"Ma è attaccato da quando me lo hanno portato, ben più di mezz'ora"
"Anche questo, da Paperopoli al Wakanda, è cosa normale. Il frigorifero deve entrare in temperatura, per farlo, deve far funzionare il motore. Ora è caldo, deve diventare freddo"

E qui, la domanda che non ti aspetti da un adulto.

"Perchè?"

Guardo la cornetta.
Rispondo a distanza. Ho paura della lingua di Freddie.
"Perchè fredda? Risponderei perchè è un frigorifero, deve svolgere la sua funzione, andasse oltre, dovremmo terminarlo chiamando Decker"

"No, intendevo perchè fredda a casa mia"

Sento Mario dire "Deve essere colpa di scia in cielo, io vista, no può essere coincidenza"

"Dove dovrebbe freddare? Lo ha comprato per usarlo a casa sua"

"Non mi ha capito, le sto chiedendo PERCHE' NON LI VENDETE GIA' FREDDI, non sarebbe meglio, scusi?"

Leonix Italia, Reparto Cazzo A Pensarci Prima, ore 19,05

venerdì 7 novembre 2014

Un frugopuzzolo tutto lanacoperto.
In questo momento sta piovendo e tira vento freddo da stamattina, una mamma un filo preoccupata lo sta mandando in giro come Amundsen. 
Mi vede.
Seduto dalla mia postazione faccio ciao ciao con la manina.
Risponde timido.
Smetto e sorrido.
Sorride anche lui, adesso apertamente e mi fa la linguaccia.

Allora è guèra.

Mani aperte alle orecchie e lingua di fuori.
Risponde con un doppio marameo.
Dita nella bocca e lingua di fuori.
Lui, pernacchia. 
Metto due dita intorno agli occhi a deformare ancora di più un'espressione che poteva difficilmente essere peggiorata. Ma ci riesco.
Si ferma. Socchiude un attimo gli occhi. Sogghigna furbo.
Caccia un rutto sorprendente vista la poca esperienza che convince anche il giudice cinese che, infatti, alza un cartello con un meritato 8.
Uno dei genitori deve essere un Pesante.
Non posso che applaudire.
Mi alzo esibendomi in un profondo inchino, resto fermo per due secondi, guardo e trovo il mio avversario tutto tronfio ed impettito con l'espressione soddisfatta del vincitore.
Mi avvicino a mano tesa.
La prende e la stringe come un uomo, non una roba mosciosa ma una bella stretta decisa. 

Una bella mamma si avvicina.
Puzzolo ritorna della sua età e si lancia tra le sue braccia.

"Mammaaaaaaaaa, fatto 'uttooooooo".

Sbianco.

Lei sorride infrangendo cuori e facendo ritrovare motivi per vivere a uomini cantati dai Pooh.

"Sì tesoro, mamma fatto tutto, possiamo andare" - dice prendendolo in braccio

Ride.
Metto un dito davanti alla bocca nell'universale significato de "tieni er cecio".
Dalla spalla della mamma lo vedo imitarmi e scoppiare a ridere abbracciandola.

Leonix Italia, Reparto A Volte E' Un Bene Non Capire I Figli, ore 18,30

martedì 4 novembre 2014

Esci di casa pensando qualcosa ho dimenticato, qualcosa ho dimenticato.
Le chiavi della macchina le hai direttamente in mano.
L'immancabile zaino, anche.
La dotazione standard delle preoccupazioni materne come portafoglio, soldi, chiavi di casa, telefono, calze e mutande pulite, anche.
Qualcosa, comunque, ti sfugge.
Arrivi al mezzo ed hai ancora questa domanda in testa. Cosa mi sfugge?
Due occhi increduli ti guardano, formulano una domanda che non può essere espressa verbalmente. 
La domanda è "che cazzo stai a fà" estrinsecata con un semplice
"Woof"
E, considerando che stamattina mi sono ritrovato a voler mettere in moto il cane, la risposta a cosa mi ero dimenticato è semplice.

Caffè.

Poveraccia, un occhio che diceva "trova una sella e ci possiamo anche provare" ma la posa era da "occhio a dove, secondo te, avrei il blocco d'avviamento che ho sbranato per molto meno"

Arrivo davanti negozio e ci sono già persone.
Due sessantenni andanti stanno parlando ad alta voce.
Uno, vestito quasi interamente di jeans ma unto, con un naso a testimoniare di aver detto decisamente troppi sì alla bottiglia e parecchi no, scusa ma stasera nun me sento.
L'altro, cappello floscio, cappottone, scarpe con le nappine.
Naso è quello che racconta.

"Che poi lo leggerai probabile pure su sti fogliacci che fanno girà in zona, stavo a camminà pe beati cazzi miei" - agita le mani - "vabbè, nun c'avevo gnente da fà e seguivo un bel culo, via, chi più chi meno" - e indica l'amico - "siamo tutti òmini"
L'altro, nemmeno se ne accorge e lo guarda sorridente.
Prosegue.
"T'ho visto sti du regazzetti che le andavano vicino, uno le ha toccato la spalla e l'altro ha provato a metteje na mano n'borsa"
Si gonfia. 
Ricorda quando falciava il grano a colpi di karate considerando gli utensili roba da femmine, lui arava col tallone e seminava mettendosi in bocca due sacche si semi e sputando dalla veranda.
"Ho preso er tirapugni dalla tasca e senza dì ne stronzo ne fio de na ntruppata fracica ho mollato na pezza in testa a quello con la mano in borsa"
L'amico lo guarda affascinato come Julius dal contenuto della valigia.
Continua anche per la piccola folla formatasi intorno.
"E sto stronzo che urla "ahio! ahio! M'hai spaccato la testa m'hai rovinato!" co quell'altro che è scappato subito" - tende una mano davanti al petto ad indicare che a lui, la pusillanimità fa senso - "sto stronzone. Ma magari tornava indietro, magari"
Li ha tutti ai suoi piedi.
L'amico sente che, pur se piccolo, un contributo attivo deve averlo.
"Scusa Alessà, ma te vai in giro con un tirapugni in tasca? E da quando?"

Sorride felino.
Mette la corcante mano nella ormai famosa tasca e sorride
"Mejo"

E tira fuori un 3310.

Spinge qualcosa sulla tastiera.
La giacca dell'amico si anima.

Leonix Italia, Reparto FUNZIONA ANCORA Disse Soddisfatto, ore 10,20

lunedì 27 ottobre 2014

Sto scegliendo con molta cura quella che sarà la prossima immagine del desktop quando mi sento chiamare.

"Ciao papo"

Alta. Bella. Sorridente. Vestita facendo esplodere una bomba carta nell'armadio di un boscaiolo scozzese. Capelli con punte blu. Si muove con la stessa grazia con la quale Tyson potrebbe interpretare Lady Oscar.
Vederla mi fa sentire bene e scatena in me un istantaneo sorriso.
Mia figlia Chiara. 15 anni per quasi un metro e ottanta di preoccupazioni adolescenziali.
Le mie.
"Ciao tesoro, che ci fai qui, perchè non sei a scuola?"

Sorride 
"Anche io sono felice di vederti. Sono andata e tornata come una cartella esattoriale" - sì, è di famiglia - "c'era sciopero"

"Di che?"

Inizia a snocciolare dita.
"Professori, pare siano sottopagati e quella di Pittorico non arriva a fine mese nemmeno con l'Hold'em online, dei bidelli, hanno finito i contenitori per la differenziata e pare siano in rivolta per il colore dei nuovi grembiuli da lavoro, quella del terzo piano ha detto che il marroncino la svacca, poi gli autisti dei tram, vogliono un cambio di rotta e non accettano un "ma che state dicendo" come risposta"

La conosco, adesso comanda la parte sinistra del cervello e non la fermi più.

"C'era anche agitazione dei baristi, passino i ginseng e mokaccini deca, i karkadè ed i cornetti integrali ecosostenibili, il marocchino senza schiuma ed il cappuccino in tazza fina ma vogliono la possibilità di dichiararsi obiettori"

"A cosa?"

"Agli apericena. Sostengono di avere una dignità. Ben nascosta dietro i vassoi coi biscotti a forma di PeppaPig ma dicono di averla"

"Basta così? Mi deludi"

Mette una mano davanti e sogghigna felice, riconosce una sfida alla chiave torsiometrica quando la vede.
"Tutto il Vaticano era in riunione, da quando Marino ha detto di voler togliere i Sanpietrini, anche gli altri hanno iniziato a preoccuparsi. I pasticceri vaticani erano in prima fila, dicono che i loro patroni già hanno difficoltà coi CupCakes" - tende la mano accusatrice - "e chiedono il ritorno ai vecchi valori contro l'invasione religiosa straniera"

"Poi? Dimmi la verità adesso"

Ridacchia.
Ripenso a quando si addormentava sdraiata sul mio avambraccio, alla prima volta che ha visto la neve (" 'inchia! E' fedda!), ad una bimba coi codini sulla porta di un asilo che dice "mi 'bbandoni" e mio padre che mi aspetta fuori in lacrime, a quando ha colorato le lettere de La Mano Rossa e quando mi ha preso la faccia, guardato negli occhi e detto "Non voglio che muori, basta fumare".
Penso al mio amico Battista che sta per scoprire tutto questo e non trattengo un sorriso.

"Beh, a dirla tutta, sono qui per un altro motivo"
E si fa serissima.

"Quale?"

"Martina e Simone si sono lasciati"

"Martina non chiamava Simone "Sbucciolo?"

Chiude gli occhi.
"Sì"

"Allora la metto tra le buone notizie"

Mentre parliamo, un gruppo di ragazzotti del vicino liceo ci guardano.
No.
Non guardano me.
Commettendo un errore gravissimo.

"Scusa" - la spingo da parte - "ti serve qualcosa in particolare o sei venuto qui dentro per cercare la morte?"

Sbigottisce.
"Io...veramente...cercavo..."

"Zitto, nun meriti manco l'esclamativo alla fine, nun sei degno de parola, nun te meriti manco la destra, vattene o te gonfio co 'a sinistra e manco a pugno, de dorso, a sfregio"

"Io volevo un cellulare..."

"Ah, pure un cellulare, mia figlia e pure un cellulare, che altro vorresti, casa mia? La macchina? Che altro te posso dà pe fatte sta felice? Mòvi ste zampette e deambula fino a affanculo finchè puoi, che manco er sangue me faresti uscì"

Esce caracollando.
Nuove generazioni.
Bah.

Chiara mette una mano sulla mia spalla.
"La prossima volta che ti invitano ad un motivazionale di marketing, vacci. Dà retta"

Leonix Italia, Reparto Sò Greche, ore 12,45

mercoledì 22 ottobre 2014

Due.

Prima lui.
Auricolari all'orecchio.
Uno bluetooth ed uno a filo. Immagino collegati ad altrettanti cellulari. Sta parlando. Spero per lui non faccia mai confusione, a fare così, un mio amico ha dato della maiala alla moglie e chiesto pasta in bianco all'altra.

Non è finita bene.

Camicia azzurrina con ricamate le iniziali. Giacca piegata all'avambraccio, un'area da rigore juventina in testa. Molto ampia.
Ha scarpe di cuoio bicolore, lo so, piacciono, a me hanno sempre fatto o bowling o mafioso.

Adesso lei.
Curvata dagli anni ma con due mano, non è un errore, che hanno insegnato l'educazione a decine di suonatori notturni di campanelli, cammina lentamente ma tirerebbe sei chili di sfoglia nello stesso tempo in cui Bolt scappa dall'idromassaggio.
Se era prevista gente a cena, i vitelli nella stalla tremavano.
Plurale.
Ferma sostenitrice del vitello unico, un ospite, un vitello. Con vicino un orto di patate a testa. 
Grazie signora basta, davvero, sono pieno.
Zitto e magna che all'età tua servono energie, oggi c'è e magni, domani non se sa. Riempi la pancia e zitto che dopo c'è il dolce.
Se mangio ancora muoio.
Se mòri a casa mia nun sarà pe fame. Magna, poi fai come cazzo te pare. Ah, e copriti, aspetta che te pio n'golfino, c'ho l'armadio pieno del pòro Alfio.

Un passo. Sbuffa.
Altro passo. Risbuffa.
Camminava a testa bassa per questioni baricentriche, si appoggia alla mezza sequoia che tiene nella sinistra, alza lo sguardo, mi vede e si apre in un sorriso di saluto.
L'ultima volta che ho visto un sorriso così, poi mi sono dovuto imbarcare su un cargo battente bandiera liberiana. 

Il figlio continua a parlare.
Prende quello a filo.
"Vaffanculo. Ti devo fare lo spelling?" - e schiaccia il pulsante.
Non ha finito.
"Non me ne frega una sega,e basta" - e si tocca una tasca.
Apperò.
Il bipolarismo perfetto esiste.

Si avvicinano alle cucine a gas.
Lei è due passi indietro, lui le guarda come fossero straccioni sotto la porta e lui Onofrio.
Ne punta una.
"Questa, ci dia questa"

La signora sobbalza.
Quella cucina è la nostra Luisona, è con me da quando abbiamo aperto, sopravvissuta a stento a quattro traslochi e due cambi reparto, costruita ed assemblata in subappalto da manovalanza sottopagata di nazionalità sconosciuta usando pezzi di vecchi satelliti spia sovietici.
Non ha marca, ho scritto io "Smerdaflux" col pennarello per scoraggiare, se mai ce ne fosse bisogno, chiunque ci si avvicinasse a comprarla.
Per dire, al posto delle valvole di sicurezza ha un rosario, basta guardarla storto e si piega la fiancata e sul libretto di istruzioni c'è il meme di Picard.
La signora la guarda sconcertata. Al paese, aveva un altoforno di Terni in scala, con quello, riusciva a fare Molly, Polly e Dolly anche senza chemical X.
Davanti a quel'abbozzo di cucina qualcosa le muore dentro.
"Dante... ma che ce faccio co quel forno, du ciambelle e l'ho riempito, guarda che cazzo de fiancata, ho paura che se ce finisce Nerina contro me se abbozza"
"Si abbozza la gatta?"
"LA CUCINA! Nerina ce seppellisce a tutti, sta cosa pare fatta de fango e paglia, io non la voglio"
"Mamma, mettiti in testa che sei vecchia, te al forno non ti ci devi nemmeno avvicinare, ti scaldi una minestra, ti fai due uova e zitta, non rompere le palle che ho da fare"

Cazzo.

Si tira su.
Lui è impegnato con Whatsup e non la vede.
Giuro.
Sento distintamente qualcuno che urla "Brace Brace", Cicciacassiera si getta a terra indossando la mascherina, qualcuno urla colto dal panico, giornali svolazzano. Nessun francese in giro.
Poggia il bastone contro la cucina.
Se lo facevano a sua immagine, il Colosso Di Rodi stava ancora là, fidatevi.
Parla come avesse il Gratì al posto delle tonsille.
"Zitta a chi?" 

Zittooooo, nun risponne, la domanda è a trabocchetto, è tu moglie che ti chiede "come mi stanno questi pantaloni?" o "Ammazza se la Theron si è invecchiata, vero?", sò le basi della maschialità, te devi da sta zitto.

Niente, non capisce.
"Mamma, porca troia, devi capire che..."

"Che" non lo ha detto.

Senza rincorsa. 
Come Agostino.

Gli ha mollato una pezza in faccia, un cinque dita perfetto, roba che uno ha rimesso l'orologio convinto di aver sentito il botto dal Gianicolo.

Lui torna a sette anni, alla prima parolaccia.
Lei, a quando ha detto "Maestà, basta che famo presto che c'ho er sugo sur fòco".

Mi guarda.
Punta col dito una cucina degna di questo nome con un forno in Vulcanium.
"Mi farebbe consegnare questa, per cortesia?"

Pagano.
Escono. 
Sempre uno dritto e uno storto.
Ma il bastone è ancora qui.

Leonix Italia, Reparto Italia Fraschini, ore 19,05

giovedì 16 ottobre 2014

La prima cosa che arriva sono le lentiggini.
Strano, ma vero.

Hai i lunghi capelli rossicci legati in una crocchia, poi lasciati scendere sulle spalle, vestita di quelle cose che sembra cotone o canapa, decisamente più la seconda altrimenti non ti spieghi come potresti avere le visioni senza nemmeno aver aspirato, come quella volta che ti apparve S. Agostino per insegnarti a battere le punizioni a giro e ti regalò una maglietta con scritto "Tu intanto mena, quelli per terra sono più aperti al dialogo".

Bella.

Occhi verdi.
Oddio. Le ho addirittura guardato gli occhi.
Me sto a fà vecchio.
Ossantapace, addirittura profuma. Profuma di promesse alla luna, di fettuccine e vino dei castelli come ai tempi belli che Pinelli immortalò, sa di aria leggera.
E leggera passa sulla terra.
Salta i computer.
Passa oltre gli Hi-Fi. Si fiderebbe dei DJ ma continua a preferire le orchestre.
Viene verso di me.
Occacchio.
Mi alzo in piedi.

Logico.
E' una quarta.
CI si alza sempre in piedi per una quarta.
O per cento euro.
Ma chi si metterebbe a pensare al vile denaro adesso?

Sono tuo.
Qualsiasi cosa tu voglia, sono tuo.
Vuoi una gondola veneziana? Eccola.
Un camion di sosia di Elvis per una festa a tema? Ne mando due, quello che non ti piace lo rimandi indietro.
Una biella di un motore Lockeed? Ho un amico esperto di bielle, se aspetti un attimo lo chiamo.

Mi guarda.
Aspetto che dica qualcosa, io ho la bocca piena di Millechiodi.

"Zalve, folevo zapere se afete teumitificatori"

"Zi, li abbiamo" - rispondo senza nemmeno rendermi conto di cosa caspita mi abbia detto il cervello.
Fortunatamente, è abituata a trovarsi di fronte a fessi disconnessi da matrix.
Ridacchiando.
"Zi sente che zono ti Berlino?"

"Non si preoccupi, sono abituato, ci sono stato con Bonetti"
E, con questa, mi gioco tutta la lucidità rimastami.

Non le guardo i piedi. 
Avesse le Birckestock mi crollerebbero tutte le certezze e le troverei elegantissime anche e soprattutto col calzino bianco, quello con scritto Addiddas sul fianco.

Le illustro i deumidificatori come fossi Argan davanti ad un Fattori.
Almeno credo.
In un momento di lucidità mi sento dire "No, questo modello non ha bisogno di ossigeno per funzionare, va benissimo anche in sottovuoto".
Lo compra comunque.
Esce.

Una signora dietro di me mi bussa su una spalla.
Ride come solo le ciacione romane.
Con le mani si solleva una nona straripante portandola ad altezza collo e si soffia una ciocca sulla fronte.
"POZZO AFERE EIN FERRO DA STIRO CHE C'HO UN CAZZO DE MUCCHIEN DE PANNI DA STIRA'?" - mi metto la mano davanti agli occhi cercando di salvare o la faccia o le retine ma lei insiste

"Zi zente tanto l'accento de Rebibbia? Colpa de nonno Hans, tacci sua" - e si morde una mano facendo precipitare una tetta felliniana - 

Siamo due deficienti che ridono.
Le porgo il braccio.
Sorrido conquistato.
Naturalmente, sconto. 
A lei sì.

Leonix Italia, Reparto Ciacionia Uber Alles, ore 18,40

sabato 6 settembre 2014

Una signora sta facendo un finanziamento.
Cicciacassiera chiede

"Stato civile?"

E lei
"Vedova"

Un tizio che stava stancamente sfogliando un volantino delle offerte dietro di lei tira su improvvisamente la testa
"Marisa, guarda che sto qui, che cazzo stai a dì?"

Lei si gira allargando le braccia e, con fare anche un filo seccato

"Ahò, e lasciame sognà"

Leonix Italia, Reparto Amore Amorissimo, ore 19,29

mercoledì 3 settembre 2014

E' lunga.
Ma non potevo tagliare nulla, capirete.

Lui ride.
Lei fuma.

Sessantenni.
Lui vestito da fine ferie, lei abbigliata da fine pazienza.
E' donna piacente ma sa già che la sua bellezza sparirà col pensionamento di lui come lacrime su una pantofola.

Parla lui.
"Salve, senta avremmo bisogno di un forno da incasso"

"Coglione"
Sussurra lei di spalle.

"Le misure sono standard, vero?"

"Magari lo fossero per tutto, avrei sposato il Gino... buona posizione e vedova sarei stata adesso, che cretina... t'avessi detto di no sarei una donna felice, meno soddisfatta ma felice"

Lui sorride. 
Potete dirci di tutto, insultarci, denigrarci e strapparci pagina 46 della Settimana Enigmistica appena comprata, ma fateci sentire vincitori in un discorso dove c'è la parola "dimensioni" e diventiamo bestie felici.
"Sono tutti in classe A i nuovi forni elettrici?"

"Il Viagra per il cervello dovrebbero inventare, tu lo prendi e per mezza giornata smetti di essere un imbecille, cazzo, te lo gratterei sugli spaghetti al posto del Grana"

In tutto questo, io ancora non ho detto una parola.
Me la sto godendo, scusate.

"Lo vorrei di colore inox, sa, la mia cucina è color legn..."

E qui, la signora tradisce un passato in polizia perchè, sanamente, si incazza.

"Legno? LEGNO??!?? Sto cazzo era de legno! Adesso hai la cucina rossa! Roba che pare c'abbiano ammazzato qualcuno e ammazzato pure male ce sò strisciate de sangue" - si agita passando la mano da destra a sinistra - " per tutta la credenza, na strage c'hai fatto là dentro, mortacci tua"

Sui trapassati remoti non si scherza.
"Cara, adesso..."

"E pure li mia..."

"Sara, non esagerare..."

"E pure de tu nonno, quoo stronzo che ce regalò un cazzo de servizio da caffè, sto tirchio..."

"Lascia perde pòro nonno..."

"Mortacci pure sua e da chi nun te lo dice a mano alta"

Si gira verso di me.
Troppo tardi.
Mi fissa.
Azzardo una risposta mentre fissa la mia mano per aria.
"Sto a chiamà il fòrigioco..."

Si gira verso la moglie 
Sottovoce, evoco un "...'cci tua" che ottiene soddisfazione dalla sig.ra Sara.
Tiriamo le fila, però.
"Scusate, ma che diamine è successo?"

"Abbiamo fatto i pomodori..."

"Alla Coop stanno in offerta a 99 centesimi e sò pure bòni, NO, il signorino sente il ritorno alla terra e vuole farli lui..."

"Dopo averli passati e imbottigliati..."

"Un culo come un bidone del latte dopo..."

"Dovevamo bollirli ma..."

"Testa di enorme cazzo. Che stronza che sò stata, me lo dicevano ma io no"

E qui lui dice una cosa che ha rovinato popoli e genti.
"HO LETTO SU INTERNET che si potevano mettere in forno a 180 gradi invece di bollirli e..."

"Perchè se ci leggi che invece del gasolio ci puoi mettere la piscia di cammello tu, stronzo che sei, ci porteresti tutte le domeniche al Bioparco a fare il pieno"

"...e così ho fatto... mi sa che ce li ho tenuti troppo, quando ho aperto il forno per prenderli, come li ho toccati..."

"Inaudita testa di cazzo, imbarazzante testa di cazzo, allucinante testa di cazzo..."

"...beh, sono esplosi..."

La signora si mette in mezzo
"e sta stronza, moje della testa de..."

"cazzo" - aggiungo io

Apre gli occhi lasciandomi intravedere legioni infernali
"Non si permetta, sto stronzo è la MIA testa di cazzo, è pure scappato e mi ha lasciato col secchio e la pezza a pulire mezza giornata di conserva di pomodoro bollente"

"Avevo il tennis..." - ridacchia

"Ecco, le palle giusto lì le pòi vede" - lo prende sottobraccio - "adesso compriamo il forno nuovo e POI passiamo alla gioielleria qui a fianco, qualcuno deve farsi perdonare"

Leonix Italia, Reparto Più Tette Su Internet, ore 18,12